Permette?Acito…da generazioni, ma imparentati trasversalmente con Giasi, Morelli,Tarasco, Rubino, Giocoli, Tortorelli,Di Pede, Lo Squadro, Ferrari, Innocenti, Altieri, Buono, Venezia,Annese, Peragine, Casella, Quarto, Segreto, Pisanelli e tanti altri cognomi che fanno parte della ‘raggiera’ di un albero genealogico in continua evoluzione. Tant’è che questo 2 luglio si è toccato quota 270 con l’arrivo nel 2018 della piccole Serena De Cicco e Sofia Scarzanella e di Tommaso Mastronardi. E’ la seconda volta che questa grande famiglia materana si riunisce (la prima nel 2012, documentata dal collega Giovanni Scandiffio sul periodico Il Pomerdiano) per incontrarsi, contarsi e raccontarsi anche in una pubblicazione con le foto in bianco e nero e a colori di tutti. Lungo quella pianta che ha messo radici nel 1837 con Nicola Acito e Maria Giovanna Cassano per passare a Luigi Acito fino a ramificarsi con gli 11 figli e poi gemmando di generazioni , figli, nipoti, pronipoti. Artefice della ricerca, dei contatti e dell’albero genealogico con tanto di date, foto e grafici è Cosimo Damiano ”Mino” Morelli, esperto di informatica in una impresa di Albano Laziale, che ha lasciato Matera nella Prima Repubblica e messo sù famiglia. Ma non ha mai reciso i legami con la Città dei Sassi, tant’è che ha dato appuntamento alla ”cerchia” degli Acito e discendenza al n.86 di via Tommaso Stigliani, nell’androne di un edificio costruito nel 1926 dall’impresa Cardinale su commissione degli avi. Lui , nato il 4 marzo come Lucio Dalla, ma nel 1961, è figlio di Nicola Morelli e Giuditta Acito, figlia di Luigi e Maria Fontanarosa. I nomi nelle oltre 100 pagine del ‘’Rapporto di genealogia di Luigi Acito’’ dicono tanto e ai materani e non solo, con un lavoro di ricostruzione paziente e razionale che può essere un esempio di buone pratiche nella tutela della memoria anagrafica della città. Soprattutto quando si parla a vanvera o in maniera di Archivi… Un esempio? Il cognome di Nicola Morelli, deceduto nel 1987, dice tantissimo per aver condotto insieme a Giuseppe Acito, deceduto il 1981, il celebre bar ‘’Acito’’ o bar gelateria della Vittoria al civico n.82. Ricordo molto i signori Morelli e Acito per la loro pazienza, cortesia e professionalità nell’azionare la macchina del caffè (una Gaggia, che con Rancilio e Faema continua a essere uno dei marchi italiani più diffusi in questo settore) che attirava per gli sbuffi di vapore la clientela e nel preparare i celebri spumoni, i gelati che si gustavano alla Festa della Bruna, e poi al torroncino e al limone serviti nei cestini o coni Tressanti. I prezzi erano davvero concorrenziali negli anni Sessanta e Settanta e oscillavano dalle 10, alle 20 alle 30 lire a seconda del numero dei gusti. E poi le granite… la filiera di liquori per gran parte italiani : dall’Amaro Lucano al Ramazzoti,dal ‘’18’’ Isolabella al Punt e Mes al Marsala all’uovo al Vermouth alla caramelle della Doufour. Ma il bar Acito o della Vittoria era anche luogo di intrattenimento. Nel salone retrostante, al quale si accedeva salendo alcuni gradini, era attiva la saletta con un bigliardino nell’atrio e in fondo con i tavolini per giocare a carte e alla birra, con l’immancabile ”Peroncino” che finiva nelle cassette di legno della Peroni. Perché allora il vuoto era a rendere…altro che raccolta indifferenziata! Noi ragazzi chiedevamo ai signori Acito e Morelli le ”tappette”, i tappi a corona per giocare o da schiacciare per fissarli a incastro tra i raggi delle bici. Facevano un figurone… Naturalmente erano ricercate anche quelle di spuma o aranciata o gazzosa, poi quelle di coca cola ,della San Pellegrino . Le bottigliette bombate di questa ditta erano particolarmente ricercate dalle massaie per confezionare i ‘’quartini’’ di pomodori a pezzetti durante la buona stagione. Un pezzo di storia economica e sociale di storia materana,quella del Bar Vittoria, terminata agli inizi degli anni Ottanta come altre attività a economia di prossimità di quei tempi: il negozio di merceria di ‘’Sckamand’’, la latteria di Bruna, il bar Continental del signor Pisciotta, la sala biliardo,la macelleria, l’emporio della signora Addolorata, il negozio di generi alimentari della signora ‘’Checchina’’ Calia e più avanti il tabaccaio del signor Loparco che è ancora lì da oltre mezzo secolo. E potremmo continuare…visto che ho abitato fino alle elementari al civico 78 di via Tommaso Stigliani e apprezzato l’amicizia di tante famiglie materane. E tra questi tanti Acito, alcuni arcinoti come Francesco Saverio, per due mandati sindaco di Matera, altri meno ma fieri di far parte di questa ‘’cerchia genealogica’’ e di tutte le ramificazioni e discendenze che abbiamo scoperto nel prezioso lavoro di ‘’Mino’’ Morelli. Un compagno di giochi nella villa Comunale , dove c’era la vasca marmorea con i pesci rossi,nella collina di via Rosselli aldilà dell’ex passaggio a livello e in quello splendido parco abbandonato che furono i Sassi prima del graduale intervento di recupero. Un amarcord sull’onda dei nomi, delle foto , delle ascendenze e discendenze , parentele, alberi geneaologici, indici di luoghi, date e persone, che hanno reso davvero unico il ‘’Rapporto’’, sfogliato a piene mani da quanti si sono ritrovati per un pranzo conviviale all’agriturismo Torre Spagnola con immancabile torta celebrativa. Temi d’obbligo sulla dolce copertina , dice Mino, il balcone di famiglia nel palazzo novecentesco e del bar della Vittoria. Appuntamento alla prossima volta…e con un Rapporto da aggiornare. Mino e gli altri pronti a seguire il ramificarsi delle radici geneaologiche sotto l’albero di famiglia e con alcune foto che riportiamo a corredo del servizio. Il resto se avrete pazienza di cercare e cercarvi lo troverete in strada o sul web…