Hai voglia a dire e a ripetere che con la fiction ” Sorelle” su Matera, aldilà delle splendide immagini e inquadrature, si ripetono i luoghi comuni di 50 anni fa, di una città provinciale ( e lo è) dove tutti o quasi con tanta ipocrisia si fanno i fatti degli altri ”citt citt ‘mminz à la chiozz”’. Ma i sei- sette milioni di telespettatori a puntata sono un dato certo e rappresentano uno spot formidabile per la ”Città dei Sassi’ e Capitale europea della cultura 2019” con l’avvio della stagione turistica. Altro che le cosette ”open”e ”build” da addetti ai lavori o delle borse turistiche con poco appeal, per palese mediocrità organizzativa, portate avanti dalle teste di legno di quello che pomposamente viene spacciato per marketing territoriale. La quarta puntata, come preannunciato, ha reso palese il comarizio risentito di piazza e di negozio con una passarola fulmineo a seguito della denuncia fatta su una testata locale dal’avvocato Chiara Silani (Anna Valle) circa l’innocenza di Roberto, primo sospettato della presunta morte della moglie Elena. Quell’accusa sull’assassino da ricercare tra gli abitanti di Matera, non poteva che scatenare fughe di responsabilità e l’inevitabile sequenza di scritte oltraggiose ” Vattene schifosa! Troia” all’indirizzo della coraggiosa avvocatessa, che ha lasciato il prestigioso incarico e una carriera sicura nella Capitale per seguire il caso.Quel ” Siamo una Squadra” non ”dobbiamo avere paura sono loro che debbono averla” ,rivolto da Chiara ai ragazzi sulle note intonate della ”Marsigliese’, ‘ è un po’ l’emblema di famiglia e, se vogliamo, della storia della città che nella sua storia ha avuto moti di ribellione e di coerenza per liberarsi di situazioni opprimenti. La voglia di riscatto c’è tutta aldilà dei luoghi comuni su oscurantismo e luoghi comuni anni Cinquanta da profondo Sud. E l’insofferenza, avvertita come una cappa immeritata dalla cittadinanza, è sintetizzata appieno dal ristoratore Nando (Nando Irene) che auspica la chiusura ” quanto prima” della vicenda. Non è semplice. Anzi la situazione si complica con una sceneggiatura,contrassegnata da sogni premonitori, che portano Chiara su ‘richiesta’ di Elena ad andare sulla murgia nei luoghi di gioco dell’infanzia dove c’e un piccolo cuore con le iniziale delle due sorelle ”C.E”. Ed è qui che viene fuori un altro sospettato, Nicola Gambi, dipendente di un pub, invaghitosi di Elena, che aggredisce l’avvocatessa. Arrestato preferisce non rispondere se non a Chiari Silani e con la confessione choc che Elena è ancora viva, ma l’uomo- che ha disegnato la donna scomparsa con tutte le tecniche- non sa dare spiegazioni su un ”buco” di 30 minuti segnalato dalle telecamere del pub dove lavorava. Silvia, capo della Squadra Mobile locale, è dibattuta tra amicizie e senso del dovere ma- come si dice in gergo- sa come prendere il toro per le corna chiamando la cosa per il giusto verso. Mentre l’amica avvocatessa si divide tra il ruolo di professionista, alle prese con una inchiesta dai mille risvolti, di zia-mamma che deve badare alla crescita dei nipoti e di un amore con Roberto pronto a riproporsi, dopo averlo troncato a seguito del tradimento della sorella. E Cupido ci mette del suo tra un bacio nel corridoio e un sorso di vino d’annata. Ma è un attimo..Farsi coinvolgere rischia di compromettere tutto.I ritmi della fiction diretta dall’ottime regista Cinzia Th Torrini sono destinati a salire con l’arrivo a Matera di Daniele, collega di studio di Chiara, che soffre per un amore non corrisposto, ma sempre pronto a dare una mano e a strimpellare alla chitarra un motivetto allusivo ” Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere” cantata nel 1967 a Sanremo dai Rokes di Shell Shapiro e Lucio Dalla. Ed è probabile che quelle noti ci portino a risolvere i rebus sul presunto omicidio di Elena, alle responsabilità e al giallo del piccolo DaNiccolò che ha un gruppo sanguigno (A) diverso da quello di famiglia. La scoperta dopo un fortuito incidente sullo scivolo a scuola. Il piccolo, dislessico, non è figlio di Roberto. Chi è il padre? Tocca a Chiara indagare tra piazze, vicinati e le ipocrisie dei materani. Anche qui, dicerie a parte, ci sono uomini e donne nati da relazioni diverse ma comunque tenuti… in famiglia. Figli di mamma certa e di padre che non si può o si preferisce non far nome, basta che garantisca il mantenimento dei figli. Le vicende della famiglia Silani non possono restare sotto la sabbia, prima o poi vengono fuori ” ”citt citt ‘mminz à la chiozz”’.