Dispersione, indifferenza, disagio…ma con tanta voglia di amore e di amare, che contrassegna la crisi della famiglia tradizionali e quella ricomposta su altri equilibri, sensibilità, tendenze con una esigenza comune: quella di esserci con responsabilità, armonia e cuore. Loveless del regista russo Andrey Zvyagintsev è un po’ tutto questo, con la cruda provocazione del mondo d’oggi. A parlarcene , nell’ambito della rassegna estiva Siamo fatti di stelle che si tiene a Leonessa di Melfi (Potenza), è il nostro critico Armando Lostaglio che commentando il film non puo’ non aprire uno squarcio sulla situazione e condizioni dei minori, vittime del protagonismo e della voglia di libertà dei genitori. Alla fine ci rimettono tutti perché viene più di un collante. Amore, rispetto, senso di responsabilità, armonia e un pizzico di umanità perso, per stare in tema e contesto dei grandi scrittori e registi russi, nell’arida steppa della crisi dei tempi.

“We are made of stars” (Siamo fatti di stelle)
Rassegna estiva 11 – 17 – 24 luglio
Podere Malvarosa – Leonessa di Melfi (Pz)
Loveless (Senza amore)
Diretto da Andrey Zvyagintsev

La Russia di oggi in una lettura un po’ crudele della vita comune di giovani famiglie: il regista russo Zvyagintsev (davvero impronunciabile) affonda ancora una volta nelle pieghe della società russa: in LOVELESS (128’, 2017) coppie alla ricerca di nuova linfa, ma i cui bambini vengono quanto meno trascurati. Prosegue su tali tematiche dopo il film IL RITORNO che gli valse il Leone d’Oro a Venezia nel 2003: film struggente questo (lo presentammo alle scolaresche suscitando profonda emozione, come all’I.C. di Muro Lucano con il veemente preside Arcangelo Pizza) che vede due fratellini protagonisti nella luce fredda di un lago: il maggiore di essi davvero perse la vita in un lago, e a Venezia il regista commosse tutti per la tragica coincidenza.
E dunque, un senso di sconfitta pervade in quest’ultima opera LOVELESS (senza amore): Andrej Zvyagintsev offre uno spaccato della vita di coppia alle prese con un divorzio ed all’orizzonte una nuova vita per entrambi. E vige un senso di fallimento e di rabbia che si riflette nel degrado urbano quanto sociale ed umano. Sarà questa la Russia dove sembra non esistere più cambiamento e neppure amore? Un malessere interiore che investe nuove generazioni di coppie alle prese con la incapacità di una nazione che ha forse smarrito il senso comune del bene e dei bisogni collettivi. E sono proprio i bambini le vere vittime di tutto questo: il regista lo offre carezzevolmente allo sguardo dello spettatore, in una solitudine pressoché disperata. Si intravvedono nella stesura note alla Ingmar Bergman (quest’anno ricorre il centenario della nascita del maestro svedese), ma anche Sokurov e Tarkovsky, maestri indimenticabili del grande cinema russo. Rancori e risentimenti affiorano prepotentemente nella sceneggiatura dove il dodicenne Alyosha fa da contraltare a matrimoni al tramonto. “Ma non si può vivere senza amore!!!” esclamerà in un urlo avvilito il protagonista. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”, fa eco il carmelitano seicentesco San Giovanni della Croce.
Al film è stato conferito a Cannes 2017 il Premio Speciale della Giuria, e candidato agli Oscar per i film stranieri, nonché ai Golden Globe e a BAFTA (British Academy).

Armando Lostaglio