“Karima con quello ballo stretto stretto nella ex cantina -trattoria di Partenoster, al Ponticello,conquistò tutti e alla fine della scena applaudimmo tutti. E’ la scena che più ricordo tra quelle del film La Lupa”. A ricordalo è Giovanni Di Lecce, oggi un simpatico novantenne, che partecipo’ come comparsa nel maggio del 1952 alla sequenze del film girato da Alberto Lattuada. Abbiamo riconosciuto Giovanni, in piedi, davanti al bancone del locale dove Karima ballerà con Nanni il tenebroso militare, interpretato da Ettore Manni , per una foto di famiglia in bianco nero con basette e baffi neri e capelli pettinati all’indietro, intrisi di brillantina, come usavano i ballerini degli anni Trenta. Il signor Di Lecce per una settimana partecipò alle riprese anche sulla Murgia, nel ruolo di figurante. E a coinvolgerlo fu un amico oggi scomparso. ” Ricordo un’altra scena- dice il signor Di Lecce- nel quale intervenimmo insieme ad altri per evitare che Karima venisse malmenata mentre era sul cofano di un auto e bloccammo l’aggressore. Gli attori e il regista erano persone simpatiche. Salutavano sempre ed erano colpiti dal paesaggio dei Sassi. Quando c’erano le pause si soffermavano a guardare un paesaggio che per noi era famigliare, ma per loro era unico. Ci pagarono bene e poi sapemmo del film l’anno dopo, quando fu proiettato al cinema Impero. C’era tanta gente. Feci il biglietto per il Loggione, in Galleria, e poi nel secondo tempo trovai posto in platea”. La partecipazione al film di nonno Giovanni, operaio edile in pensione, ha portato figli e parenti a complimentarsi per quella ”piccola sequenza” che alcuni hanno individuato durante la proiezione della pellicola restaurata al cineteatro Duni. ” I’ Giuonn fora fàr ” (trad. E’ Giovanni Fora Fora ( soprannome come era d’uso un tempo) hanno esclamato alcuni. Ci sono stati altri riconoscimenti in sala con l’individuazione dei genitori di ” cumper’ e ‘ cummer” Tizio e Caio. La Lupa è stato anche questo. Tornare indietro con la memoria per rivedere i rioni Sassi in bianco e nero, con la comunità dei vicinati, la vita della manifattura dei tabacchi (nell’ex consorzio agrario di via Cererie) e con la festa del 2 Luglio fusa con quella di Sant’Agata tra Basilicata e Sicilia, dove è stata ideata la nota novella di Giovanni Verga.