La questione ambientale in Basilicata si arricchisce ogni giorno di nuovi  capitoli, tutti purtroppo tesi ad incrementare la legittima preoccupazione dei cittadini.

E’ il caso della nube che si è levata nei giorni scorsi dall’Italcementi che opera a ridosso della Città dei Sassi dove, si è scoperto, vengono usate quelle ceneri contaminate dell’Enel di Brindisi su cui pende una inchiesta della magistratura.

L’Italcementi si è subito affrettata a precisare che trattasi di un uso in “limitate quantità” e che il contenuto della nube sarebbe ricaduto nell’ambito territoriale dell’impianto.

Troppo poco per rassicurare gli animi già in ansia per l’uso del peet cocke  scoperto settimane fa ed oggetto di manifestazioni nella città. Di seguito riportiamo un comunicato del consigliere regionale Gianni Perrino del M5S da sempre puntualmente presente sui temi ambientali. Perrino vuole “vedere cammello” come si dice. Vuole l’accesso alla documentazione per capire quanto davvero sia “limitato” l’uso delle ceneri contaminate.

Che l’Italcementi sia più chiara e precisa. Si sente forte e chiara -ancora una volta- l’assenza di un ente pubblico che si occupi per conto di noi cittadini di fare questi controlli e rassicurarci.

Continuano ad addensarsi nubi minacciose sulle attività di Italcementi a Matera e purtroppo non si tratta solo di considerazioni metaforiche. Evidentemente l’azienda si sente sotto pressione e vuole mostrarsi collaborativa nei confronti della popolazione materana altrimenti non si spiegherebbe la solerzia con cui ha giustificato la nube bianca della mattinata di martedì 17 ottobre.

Tutto questo non è affatto sufficiente per fugare i dubbi della cittadinanza sulle sostanze utilizzate nei processi di produzione. Nelle settimane scorse l’opinione pubblica ha manifeststo preoccupazione per l’enorme quantitavo di pet coke arrivato nel bel mezzo dell’estate. In attesa di avere risposta alla nostra interrogazione, prendiamo atto della delibera del Comune di Matera che chiede la valutazione di impatto sanitario nelle prescrizioni della nuova AIA. Lo stesso Comune di Matera ha poi cassato una petizione popolare del Comitato NIM, corredata da 900 firme con la quale i sottoscrittori richiedevano un’analisi epidemiologica per accertamento sanitario sullo stato di salute della popolazione residente in prossimità dello stabilimento Italcementi di quello della Ila laterizi a Borgo Venusio.

Come se non bastasse è arrivata anche la magistratura ad aggiungere tasselli poco rassicuranti. Infatti, stando a quanto riportato su Il Fatto Quotidiano di qualche giorno fa, dall’inchiesta della Dda di Lecce per traffico illecito di rifiuti sarebbe emerso che almeno tre cementifici italiani avrebbero riutilizzato le ceneri della centrale Enel di Brindisi nei processi di produzione; ceneri che avrebbero dovuto essere smaltite perché “contaminate da sostanze pericolose” come nichel, vanadio e ammoniaca. Uno dei cementifici sarebbe proprio quello di Matera. È stata proprio Italcementi a confermarlo dichiarando di aver utilizzato le ceneri contaminate nell’impianto di Matera “da ottobre 2016” in “limitata quantità”.

“Limitata quantità” è un’espressione non proprio sufficiente a tranquillizzare la cittadinanza e fugare ogni dubbio sulle sostanze utilizzate nei processi di produzione. Vogliamo vederci chiaro e per questo abbiamo inoltrato richiesta di accesso agli atti per avere copia dei modelli unici di dichiarazione ambientale (MUD) relativi agli anni 2014, 2015 e 2016 presentati da Italcementi S.p.A. relativamente all’impianto in località Trasanello, contenenti i dettagli delle quantità relative ai singoli sottoprodotti utilizzati.

 

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale