Mentre la Regione Basilicata e i vertici locali di Total discutono del “Progetto Interregionale Tempa Rossa”, relativo al giacimento dell’alta valle del Sauro, nelle vicinanze dei comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara (Potenza) e Gorgoglione (Matera), in vista dell’imminente avvio delle prove di estrazione e produzione, il Movimento NoTriv, continua la sua azione di sensibilizzazione, riflessione ed informazione cogliendo “in tutta la sua evidenza la palese contraddizione tra intento di fare una attenta analisi che parta dal cosiddetto “punto zero” e valutazione delle azioni da intraprendere per intervenire sui siti dove si sono verificati, per vari motivi, sforamenti delle soglie di contaminazione nei pressi di pozzi“.

E così, dopo l’iniziativa pubblica svoltasi a Corleto Perticara lo scorso 20 Gennaio titolata “Che succede a Tempa Rossa? Dall’emendamento Tempa Rossa al superamento della mancata intesa”, soggetti diversi di comprovata sensibilità ambientalista e sociale ed associazioni tarantine, insieme al Coordinamento No Triv Basilicata, hanno invitato rappresentanze comunali, rappresentanze sindacali, cittadine/i, forze politiche conseguentemente democratiche, a partecipare ad un’assemblea pubblica di informazione e confronto che si terrà questo venerdì 6 Aprile, a partire dalle ore 17, presso la libreria Ubik, via Federico Di Palma, 69 74121, nella città di Taranto.

Gli appetiti scatenati dal secondo più grande giacimento di idrocarburi in terraferma di Europa -scrivono gli organizzatori in un documento diffuso prima dell’assemblea- ha prodotto effetti politici,ambientali,anticostituzionali, a dir poco devastanti per la democrazia e per i territori di Puglia e di Basilicata.
In nome del famigerato “emendamento Tempa Rossa”, il governo uscente ci ha regalato il frutto avvelenato della deliberazione adottata in Consiglio dei Ministri il 22 Dicembre scorso, dando il consenso unilaterale alla prosecuzione del procedimento dell’istanza di autorizzazione per l’adeguamento delle strutture di logistica presso la raffineria di Taranto della società ENI S.p.a.
In un colpo solo, nell’interesse delle multinazionali energetiche, si ribalta così l’esito del Referendum di revisione costituzionale celebrato il 4 Dicembre 2016, che ha ribadito che lo Stato non può in alcun modo prevaricare le Regioni nelle scelte che concernono l’energia e il governo del territorio.”

Ed ecco, pertanto, quanto si chiede:

“1) Che le Regioni pongano la questione in sede di Conferenza Stato-Regioni
2) Che si promuova una mobilitazione congiunta a carattere interregionale nell’area delle attività di Total, Mitsui, Shell, riguardante la concessione estrattiva “Tempa Rossa”
3) Che si realizzino le mancate bonifiche delle aree lucane e pugliesi interessate esigendo verità sui reali motivi dell’inquinamento di ben 9 pozzi di acqua a Corleto e di 2 a Laurenzana, viste le probabili correlazioni con le attività estrattive
4) Che si dia certezza ad una programmazione ed attuazione certa della bonifica dei pozzi acquiferi e delle discariche (in un’area dove insiste la più grande discarica da processo di lavorazione degli idrocarburi d’Europa!)
5) Che si diano certezza e trasparenza nella gestione del regime degli appalti e garanzie di tutela sindacale per i lavoratori che operano alla costruzione del Centro Oli
6) Che si esiga verità per il clamoroso suicidio del 17 Novembre scorso dell’ex generale dell’arma dei Carabinieri Guido Conti, appena tornato in Abruzzo dopo soli 15 giorni a Corleto e a Potenza (sede ufficiale della Total) e del giovane ingegnere Gianluca Griffa (Agosto 2013), ex responsabile del Cova di Viggiano
7) Che si ponga riparo agli effetti anticostituzionali devastanti, per la democrazia e per i territori di Puglia e Basilicata, del famigerato “emendamento Tempa Rossa”
8) Che si garantisca l’effettività del diritto di informazione di massa sul fatto che il petrolio estratto e trattato negli impianti della Basilicata, nella Valle del Sauro, tra Corleto e Gorgoglione, dovrà in seguito essere trasferito in Puglia, alla raffineria Eni di Taranto, per essere stoccato e, quindi, da lì venduto all’estero, visto che saranno inevitabili ulteriori ricadute ambientali per un territorio già fortemente martoriato da megaimpianti come l’Ilva, il cementificio Cementir, le attività del porto commerciale, la raffineria.”

L’assemblea -spiegano ancora gli organizzatori- vuole essere altresì ulteriore occasione per contribuire ad accrescere la spinta al superamento del modello energetico fondato sul fossile. Sono infatti sempre più evidenti le vistose contraddizioni delle politiche energetiche statali sia sul piano geopolitico che della stessa SEN (Strategia Energetica Nazionale), mentre il riscaldamento climatico e gli intollerabili livelli di inquinamento ambientale esigono il primato e la pratica secondo la logica del valore d’uso e dei beni comuni.

Non da ultimo, avvertiamo la necessità di smascherare l’operazione in atto, tramite raccolta firme, di aggiramento dei conflitti di attribuzione Stato/Regione tramite percorso referendario, che prospetta Taranto e provincia quale terza (e principale) realtà amministrativa, demografica, politica, da annettere alla Basilicata, considerata l’evidente sinergia di interessi produttivi, infrastrutturali, di benefici da ZES, da royalties, da Zone franche economiche a fiscalità differenziata su base energetica, caldeggiati da Total ed Eni in primis.”

E’ previsto un intervento del Costituzionalista Enzo Di Salvatore, dell’Università degli Studi di Teramo.

Ad oggi hanno aderito: Coordinamento No Triv Basilicata, Confederazione COBAS Taranto, ISDE, PeaceLink, Liberiamo la Basilica, Ehpa Basilicata, Taranto Respira, Giustizia per Taranto, Genitori Tarantini, Partecipazione è Cambiamento, Wwf Taranto, demATaranto, Taranto Ricerca Futuro, Hermes AccademyOnlus, Strambopoli presidio Arcigay provincia Taranto, CasArcobaleno, Centro di Ascolto LGBTQ+ Taranto e provincia, Comitato Verità per Taranto, Cobas Scuola Altamura