Chiare e fresche dolci acque…di Basilicata. Il sommo poeta Francesco Petrarca e il divino Orazio se avessero assistito e vissuto i disagi delle popolazioni del Metapontino, in relazione alla salubrità dell’acqua, e a tutto il dibattito che ha contrassegnato percentuali, dosaggi di trialometani e altri indici di riferimento, di certo avrebbero puntito l’indice sui guardiani dell’Ade, dove i ”Cerberi”a tre e più teste si contendono passaggi, gestioni e poteri di canali,acquedotti e di tutto quello che vi scorre dentro. C’è poco da sorridere e due esponenti di Fratelli d’Italia, come Rocco Leonardo Tauro e Carlo Oriolo, invitano a chiudere il rubinetto delle polemiche per chiedere chiarezza e sicurezza, con un lapidario : “Basta con l’acqua delle dighe!”. E tirano fuori, a ragione, il paradosso delle acque che sgorgano dalle sorgenti del Vulture, parte delle quali cedute a privati . E la gente di Basilicata, e non solo quella del Metapontino, deve bere quella delle dighe. Tauro e Oriolo non ci stanno e chiedono di non essere trattati come cittadini di serie ”B”. Acqua pubblica e deve restare tale, utilizzando quella più sicura delle sorgenti. Ma assicuriamo controlli continui sul territorio, fin nelle falde…Giusto?

Comunicato Stampa

BASTA CON L’ACQUA DELLE DIGHE !

Da settimane si sta parlando di acqua salubre o meno. Con i valori dentro o fuori quelli consentiti dalla legge. Di danni o meno alla salute derivante dal suo uso.
Ordinanze sindacali che vanno e vengano. Con Acquedotto Lucano da un lato, e Arpab e Azienda Sanitaria Matera dall’altro, che si combattono a suon di comunicati stampa.
Valore che superano i 30 microgrammi di trialometano per ogni litro, a seconda delle giornate.
Con ancora sconosciute le cause: prima di arrivare nei serbatoi comunali oppure da questi sin nei rubinetti delle case dei cittadini, e, ancora, solamente ora o da sempre?
Che sono frastornati e giustamente preoccupati.
Chi dice la verità tra i vari enti preposti alla erogazione e ai controlli?
Consigli comunali celebrati, anche infuocati, ma che alla fine nulla di concreto concludono. Né può essere diversamente, visto la loro impotenza nel settore specifico.
Tutto questo quando la battaglia va combattuta su un altro piano.
Ben più diverso. Certamente più efficace.
Azione popolare che deve essere la madre di tutte le battaglie.
Specie per i comuni del metapontino, ma anche per gli altri borghi e città lucani
o di regioni limitrofe, serviti dall’acqua dei vari invasi presenti nella regione.
Che consiste di pretendere in primo luogo la sicurezza di ciò che viene erogato.
Non si può pensare che col cloro l’acqua infetta e inquinata possa diventare, come per magia, potabile e senza rischi per la salute umana.
Non si può più tollerare che l’acqua invasata nelle dighe debba continuare ad essere portata ancora nelle case di centinaia di migliaia di lucani, ad iniziare da quelli del metapontino (l’acqua minerale non tutti se la possono permettere).
Non è giusto che l’acqua delle sorgenti lucane venga data in gestione a società private che la vende imbottigliata, per pochi spiccioli e per qualche posto di lavoro.
Ma dove sono le associazioni ambientaliste, i comitati di protesta, guarda caso di color bianco e rosso, spontanei o meno?
Perché si stracciano le vesti per avallare o contestare questo o quell’altro ente legati della filiera dell’acqua per alimentazione, ma non vanno fino in fondo?
Anche perché se si evita la morte da infezioni si potrebbe morire di cancro causato appunto dal sottoprodotto del cloro: il micidiale trialometano.
Bisogna che la politica e le istituzioni si impegnino a dare la priorità assoluta a questo dramma, con un preciso impegno solenne : L’acqua delle dighe non la si può più dare da bere ai cittadini, sia essa nei limiti o oltre i limiti di legge.
Si chiede la revoca immediata della concessione per l’utilizzo delle sorgenti acquifere del Pollino data alle società negli anni passati, giustificata da gravissimi motivi di salute pubblica sopraggiunti.
Se si vuole, si può. Invitiamo le popolazioni a rivendicare un diritto inalienabile che è quello della propria salute.
A tutto il resto si può rimediare.
Anche perché non possono esistere nella stessa regione cittadini che ricevono acqua potabile dalle sorgenti e quelli che la ricevono dalle conche.
Cittadini di serie A e quelli di serie B.
E’ ora di dire basta ad una disparità che sa tanto di ingiustizia sociale.

02/06/2018

Leonardo Rocco Tauro
Carlo Oriolo
Fratelli d’Italia