Riuscitissima a Matera la marcia “Salvalacqua. Diciamo stop alle trivelle in Basilicata” organizzata dalla rete salvalacqua appulo lucana e con l’apporto di movimenti ambientalisti(da Lega ambiente a No Triv), associazioni di diversa matrice e provenienza, alcuni partiti (M5S, Rifondazione comunista, Sinistra italiana) ma con alcune vistose assenze o defezioni ”istituzionali” e ”storiche” delle lotte di piazza che destano perplessità, interrogativi e sospetti.

Tutt’altra storia con la marcia contro il sito nucleare di Scanzano Jonico del 2003.

Allora, per la marcia dei 100.000, c’erano, oltre a tanti studenti e cittadini, partiti, parlamentari, sindacati rappresentati da vertici, vessilli e striscioni. Questa volta la partecipazione di sindacalisti è stata a titolo personale o quasi, qualche sindaco (abbiamo notato Pino Lacicerchia (Craco), di Policoro (Rocco Leone) e amministratori puglesi delle province di Bari e Taranto), per il Comune di Matera abbiamo notato solo il consigliere Francesco Paolo Manicone, ma non c’era nessun parlamentare o consigliere regionale, nemmeno tra quelli della campagna referendaria contro le trivellazioni dello scorso anno.

Non ci siamo. La Basilicata e la Puglia hanno bisogno di sostegno sulla strada della trasparenza e delle garanzie per la salute delle popolazioni e dei territori e non di ”sangue amaro” da versare sul capitolo delle risorse sfruttate male, simboleggiate dal lungo tappeto rosso di oltre 150 metri che si è snodato lungo il corteo.

Ed è stato un corteo colorato, sentitamente partecipato e che si è fatto sentire, oltre che con i tamburi, anche con gli slogan (simili nei ritmi e nelle rime a quelli delle lotte di piazza degli anni Settanta) che hanno invitato tutti a darsi una smossa.

Eccone alcuni: “Svegliatevi pugliesi! Svegliatevi lucani! Il futuro è nelle nostre mani!” e poi ” Via il petrolio dalla brocca; l’acqua è pura e non si tocca!” per finire con ”Sole, acqua e agricoltura:la vera risorsa è la natura!”.

Non poteva mancare il canto dei briganti degli antifascisti di Basilicata o la presenza di tante sigle (le troverete sul sito e nella fotogallery in fondo a questo articolo) al garrire di bandiere ambientaliste (da Legambiente a No Triv) o dell’associazionismo (Da Risvolta all’Arci) ai comitati per l’acqua e la salute a movimenti come ”Briganti. Duosicialiano ” con il vessillo della casata dei Borbone del Regno delle Due Sicilie.

E il passare del corteo, partito dopo le 10,00 da piazza Matteotti,  poi snodatosi per Via Rosselli, Via Annunziatella, Via Nazionale e ritorno sino a confluire -intorno alle 12,30- in piazza Vittorio Veneto, è stato salutato con simpatia e interesse per un tema legato allo sfruttamento delle risorse e al futuro di due regioni, che meriterebbe un coinvolgimento maggiore dei cittadini.

E’ così che si torna a fare politica con la gente, per la gente e tra la gente, con il contatto reale e su problemi concreti e non solo per quelli virtuali del politichese che torneranno, immancabili, per le prossime elezioni politiche e amministrative.

Con quale ”facciatosta” verranno a chiederci di andare a votare, probabilmente in autunno, con la nuova legge elettorale, per i soli noti dal carrierismo concordato (non con l’elettorato di certo) e predestinati, ma non certo sulle sorti delle genti di Basilicata e Puglia.

Il Manifesto della ”retesalavacqua”, che abbiamo pubblicato in altro servizio http://giornalemio.it/ambiente/en-marchin-marcia-a-matera-per-far-scorrere-acqua-pulita , la dice tutta su come stanno le cose.

Occorre fare chiarezza e fermare il disastro in corso.  Altro che bonifica in corso d’opera. Credete ai piani di caratterizzazione per il disinquinamento della Val D’Agri?

Le responsabilità, e a tutti i livelli, ci sono e vanno individuate e perseguite. Chi ha sbagliato paghi o faccia un passo indietro. Non abbiamo, o meglio non è stato costruito, un modello di sviluppo sostenibile, che tenesse in conto le opportunità delle diverse risorse anche di quelle energetiche. Quel piano andava attivato dopo i fatti e la protesta di Scanzano Jonico sul sito unico nucleare.

Non è stato fatto nulla o quasi. Si è andati avanti a vista e con una gestione della vicenda petrolio e del monitoraggio ambientale e sulla salute, che ha consentito di avere il quadro che sappiamo.

Siamo seri: un bicchiere d’acqua vale più di 1.000 barili di petrolio!

La vicenda continua, con l’esposto denuncia consegnato dal M5S alla Procura di Potenza, le proteste del segretario radicale Maurizio Bolognetti davanti al Centro Oli di Viggiano per chiedere trasparenza, e i sopralluoghi tecnici e politici dei quali pubblichiamo di seguito la nota della Regione Basilicata.

Ma non basta, occorre un salto nella consapevolezza politica della situazione disastrosa in cui si trova la Basilicata e il suo territorio per una gestione della partita petrolio completamente delegata alle compagnie e senza che la parte pubblica (la Regione) abbia mai messo in campo un sistema di controllo pubblico serio ed affidabile a tutela della salute collettiva.

E’ una verità incredibile ma amara e vera che emerge ogni giorno di più e che richiede risposte radicali. Senza se e senza ma!

Petrolio, ieri sopralluogo al Cova di Viggiano

Definito un protocollo di presentazione per rendere sistematica e chiara la valutazione della efficacia delle azioni che vengono messe in campo per contrastare la contaminazione

Nella giornata di ieri, 26 maggio 2017, si è svolto un sopralluogo presso il Cova, promosso nell’ambito del procedimento di Messa in Sicurezza d’Emergenza (MISE) e caratterizzazione. Al sopralluogo, voluto dalla Regione Basilicata, hanno partecipato per la prima volta anche i tecnici Ispra che affiancano l’Arpab nella complessa attività di controllo della MISE, posta in essere da ENI a seguito dell’evento di infiltrazione nel sottosuolo di idrocarburi presso il Centro Oli. Presenti al sopralluogo tutti gli Enti coinvolti nel procedimento di cui all’art.242 del Testo Unico Ambientale: Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Comuni di Grumento Nova e Viggiano, Consorzio ASI Potenza e ARPAB, oltre allo staff ENI.

Dopo un briefing iniziale di presentazione ed informazione da parte di Eni delle procedure di sicurezza alle quali attenersi durante la visita interna all’impianto, si è svolto il sopralluogo, prima internamente al Cova e poi nelle aree esterne. Sono state visitate le zone giudicate più importanti per il contrasto alla propagazione della contaminazione e per la sua riduzione. Successivamente nel pomeriggio si è svolto un incontro tecnico che si è protratto fino a sera. Durante l’incontro ENI ha fornito un quadro riassuntivo delle azioni di MISE che sono state poste in essere ed un primo rapporto sui loro effetti. L’incontro ha avuto anche lo scopo di proporre un “documento tipo”, redatto da Ispra, Arpab e Regione, che dovrà essere recepito ed applicato da Eni e sarà utilizzato per la presentazione periodica dei risultati delle attività di MISE. Data la gran mole di dati che scaturiscono dalle attività di monitoraggio, infatti, la loro caotica continua trasmissione non permette un sistematico e rapido controllo. La condivisione di un “protocollo di presentazione” delle attività, viceversa, renderà sistematica e chiara la valutazione della efficacia delle azioni poste in campo per l’immediato contrasto alla contaminazione. Si è anche discusso della fattibilità tecnica ed amministrativa dell’attivazione dell’impianto mobile di trattamento delle acque emunte, che permetterà una forte riduzione del ricorso alle autobotti.