In Germania le emissioni in atmosfera consentite sono di 200 microgrammi per metro cubo l’ora, mentre in Italia di 450…Se Italcementi a Matera rispettasse quei parametri  avremmo compiuto un concreto passo avanti.  A chiederlo con una  domanda secca e provocatoria alla HeidebergGroup, il gruppo imprenditoriale proprietario di Italcementi, Pio Acito nel corso della conferenza stampa convocata dalle  associazioni Legambiente Matera (rappresentata da Acito), Comitato No Inceneritore (Mimmo Genchi e Angela Calia e WWF Matera (Tommaso Ruggieri)  per “presentare le iniziative da mettere in campo -come hanno scritto nella nota di convocazione- ”a seguito della scellerata approvazione, da parte della Giunta Regionale della Basilicata, della Autorizzazione Integrata Ambientale che consentirà al cementificio Italcementi di incrementare  fino a 60.000 tonnellate l’anno la quantità di Combustibile da Rifiuti e Combustibile Solido Secondario da utilizzare nel proprio stabilimento di Matera”. Ma non siamo il Paese dalle regole ferree come quello guidato da Frau Angela Merkel, ma quello flessibile fatto di decreti, di monitoraggi irregolari (il caso petrolio in Basilicata e non solo ne sono una conferma esemplare) che passo da governi di centro destra, di tecnici, di centrosinistra che hanno prodotto ” sì” le leggi del dopo ”Seveso” e  ” Amianto” ma che non sono ancora riuscite a contrastare malattie e morti per malattie professionali e inquinamento.  E questo è un dato oggettivo, aldilà di quello che dice il registro Tumori, che in Basilicata è stranamente fermo al 2009 o quasi, con tutto quanto è accaduto per le vicende nucleare, degli sversamenti abusivi, degli inceneritori come Interfito fino alla ”Vis” in Val d’ Agri  per la vicenda tuttora pendente delle estrazioni petrolifere. E  Pio Acito e Mimmo Genchi, in particolare, dal tavolo delle ” Monacelle” con lo sfondo di uno striscione e i simboli dell’ambientalismo militante, oltre che con carte alla mano, hanno elencato punto per punto perplessità, contraddizioni e leggerezze dei recenti atti della Regione Basilicata che hanno portato a ”sbloccare” una storia rimasta sospesa ”quattro anni” . Un percorso giunto al traguardo, con la concessione dell’A.I.A,  dopo le ”osservazioni” delle associazioni ambientaliste lucane e pugliesi (rigettate), il verbale  di  un ”comitato tecnico” composto da funzionari regionali con verbale del 2 marzo 2017 e poi con delibera di giunta n. 1197 del 7 novembre 2017. ”Un atto – come hanno evidenziato Pio Acito e Mimmo Genchi- con la presenza di due assessori materani in giunta”. Ma ci sono altri aspetti che hanno destato perplessità come la mancata presentazione, quattro anni fa, di osservazioni da parte di Comune e Provincia di Matera entro i 60 giorni consentiti dalle norme. E così, per farla breve, si è passati al silenzio assenso,legato- chissà- a motivi di opportunità o di impreparazione quanto a risorse professionali e mezzi per affrontare la questione. Una nota l’ha inviata, tra i soggetti pubblici, solo l’Ente Parco della Murgia. Il resto è storia delle scorse settimane con le azioni messe in campo da M5s, dal consigliere Paolo Manicone, la sovrapposizione di comunicati ( quelli della Italcementi continuiamo a non riceverli), annunci di essere concreti nei controlli ma senza la convocazione  dell’Osservatorio ambientale, come chiesto dalle associazioni, e un dibattito in consiglio comunale che è rimasto tale. Servirebbero azioni concrete per evitare disagi alla popolazione e al territorio. Se si lasciano le cose nel limbo è inevitabile porsi degli interrogativi, pur nel rispetto dei ruoli e delle ragioni prospettate da quello che leggiamo da una parte e dall’altra. Strategia precisa, scarsa cultura di tutela del territorio e della salute dei cittadini o per Matera 2019 sono previsti ‘’main sponsor’’ oltre agli onnipresenti mediapartners che non si possono toccare? Valutate come vi pare. Ma a pensar male come scriveva e diceva “Belzebù’’ Giulio Andreotti non si sbaglia e si va vicini alla verità. Fatto sta è che le tre associazioni ambientaliste, non nuove a prese di posizione ufficiali, insistono e hanno annunciato il ricorso al Tribunale Amministrativo regionale per impugnare la delibera della Giunta di Basilicata che proprio non li convince circa le rassicurazioni contenute nel provvedimento: dall’uso della parola rifiuti ripetuta 310 di volte nel testo alle tipologie del combustibile (dal cdr al css al pet coke) da bruciare ad alte temperature nell’impianto, considerato delle associazioni ‘’di fatto’’ un  inceneritore’’ ,dalla progressione dei quantitativi di combustibile da impiegare all’impatto del transito e del carico dei tir, dall’area di pertinenza dell’impianto ai rapporti con i corsi d’acqua (lo Jesce immissario del Torrente Gravina è nel raggio di pertinenza  dell’impianto) alle richieste di ‘’biomonitoraggio’’ che altrove – come ha ricordato Mimmo Genchi- ha consentito alle associazioni del territorio si spuntare parametri consentiti inferiori a quelli di Matera.  Legambiente Matera, Comitato No Inceneritore e WWF Matera tirano dritto e, nel ricordare i 15,702 chilogrammi l’ora di polveri (fatevi un po’ di conti in progressione), annunciano di volersi attrezzare per ‘’effettuare ‘’ le stesse analisi effettuate dall’Azienda e di volerli illustrare in maniera semplice ai cittadini. Ci vorrebbe l’Università Verde degli anni Ottanta e Novanta, in modo da districarsi a sufficienza tra sigle, acronimi e percentuali che compaiono su questo o quel portale. Ci vorrà il contributo di quei 1000 cittadini che firmarono una “inascoltata’’ petizione per far luce sulla vicenda cementiera e agli allarmi procurati nella popolazione. Con la salute della gente non si scherza. Prima o poi i nodi vengono al pettine e le ‘’polveri’’ si insinuano ovunque. Mano alla coscienza e al portafogli per una cultura della salute e di un ambiente da tutelare. Anche questa è Matera 2019. Ma qualcuno, opportunamente, fa finta di niente come le teste di legno e ipocrite che vediamo sorridere ‘’rassicuranti’’ in ogni dove. Diventeranno ‘’