Russia e Turchia stanno investendo e tirano dritto, la nota compagnia Gazprom altrettanto ma Europa e il BelPaese sembrano stare alla finestra in attesa del da farsi e di scelte energetiche diversificate, coerenti e conseguenziali delle quali sentiamo parlare da tempo. Il gasdotto ha valenze strategiche tanto più che sarà costituito da un secondo tratto destinato a relazionarsi con le pipeline ITGI POSEIDON e il Trans Adriatic Pipeline (TAP). E poi c’ è il North Stream 2 che è in ritardo e del quale abbiamo sentito parlare… Argomenti trattati da un esperto, pronto a lavorare a livelli internazionali ma anche da noi se il Bel Paese, la Basilicata, il Mezzogiorno realizzeranno un programma di politica energetica sostenibile e degna di tal nome. Vi invitiamo a leggere il contributo da “110 e lode” di un giovane materano, Marco Delli Noci, giornalista e neolaureato in Scienze politiche-indirizzo Relazioni Internazionali presso l’Università di Bari, con una tesi di laurea in politiche economiche europee sul tema ” Le grandi reti del gas. Il Tap nel quadro europeo”.

DIPENDENZA UE DAL GAS RUSSO, L’IMPORTANZA DEL TURKISH STREAM

Turchia e Russia procedono rapidamente alla costruzione del Turkish Stream e Gazprom centra l’obiettivo di conquistare nuove fette del mercato di gas europeo, constatando il ritardo nella realizzazione del North Stream 2.

“Il primo tratto offshore del gasdotto Turkish Stream raggiungerà la Turchia a maggio prossimo e sarà attivo alla fine del 2019”. La notizia si apprende dal portavoce di Turkish Stream, Sander van Rootselaar – in un’intervista all’agenzia di stampa turca “Anadolu” – che ha confermato il posizionamento di oltre 700 chilometri della sezione offshore delle due linee costituenti l’infrastruttura che fornirà gas naturale russo ai consumatori turchi.

Si potrebbe obiettare che la Turchia non è nell’Unione europea e le forniture di gas russo,circostanziate al caso suddetto, riguardano esclusivamente le importazioni della stessa penisola anatolica. Ma in prospettiva il gasdotto, in corso di realizzazione, sarà costituito da un secondo tratto (trattasi di un prolungamento di 180 km fino al confine greco-turco) che avrà la possibilità di collegarsi ad altre due infrastrutture adiacenti: le pipeline ITGI POSEIDON e il Trans Adriatic Pipeline (TAP).

Gazprom si affiderà alla pipeline ITGI/Poseidon per il trasporto del gas dal confine greco-turco (dove il Turkish Stream termina) in Grecia e in Italia. A tale scopo, nel febbraio 2016, la società russa ha firmato un memorandum d’intesa con la società greca DEPA e l’Edison italiana, responsabili dello sviluppo di ITGI/Poseidon. L’Unione europea ha già classificato quest’ultimo gasdotto come Progetto di Comune Interesse (PCI) e ha concesso un’esenzione di 25 anni dalla regola sull’accesso di terzi, ciò significa che il gas russo utilizzerà l’intera capacità della conduttura.

Inoltre, se la capacità della pipeline TAP sarà ampliata in futuro, Gazprom potrebbe chiedere di fornire quantità di gas supplementari attraverso il TAP. L’opera rappresenta l’ultima parte dell’imponente opera “Corridoio Sud del Gas” che trasporterà gas azero in Italia, per poi essere distribuito in Europa centrale e orientale, almeno per i prossimi 25 anni.

La considerazione principale è relativa all’Ue. L’organizzazione internazionale mantiene il suo atteggiamento ambiguo verso l’obiettivo prefissato di diversificare le forniture energetiche dalla Russia e permette inevitabilmente l’affermarsi della Turchia, Paese autoritario che viola i diritti umani, come potenza determinante nello scacchiere geopolitico.

Marco Delli Noci

Figura: Turkish Stream e Corridoio Sud del Gas (Fonte: Finnish Institute of International Affairs)