Se continua così, allora Nestlé sarà l’unico utente della sorgente, mentre gli abitanti saranno costretti ad approvvigionarsi di acqua da 20 chilometri di distanza” E’ questa la tragica previsione di un ambientalista francese.

Gli abitanti a cui si riferisce sono quelli della comunità di Vittel in Francia dove la multinazionale Nestlé pompa l’acqua (può utilizzare ogni anno un milione di metri cubi di acqua dalla sorgente) e ciò sta riducendo l’acqua freatica di trenta centimetri l’anno.

Ciò non poteva non provocare allarme nella popolazione che ha il legittimo timore di rimanere a secco e che l’unico beneficiario della sorgente possa rimanere la multinazionale. Mentre loro potrebbero essere costretti, a breve, a farsi costruire una condotta che gli porti l’acqua da altrove.

La multinazionale alimentare nega questo scenario apocalittico, sebbene si dichiari disposta a rinunciare a parte di quanto autorizzata a prelevare, ma dal punto di vista del Gruppo per il recupero della falda freatica non sarebbe sufficiente al recupero della falda. La stessa società dichiara di stare lavorando con le autorità francesi per cercare una soluzione.

Ma i residenti sono preoccupati, essendo permesso loro di rifornirsi di sole 6 bottiglie al giorno dalle fontane pubbliche. Mentre, in estate, l’acqua viene consegnata sul posto da una nave cisterna

Ed ecco a seguire la loro lettera alla Nestlè:

“Ai dirigenti Nestlé

Gentili Signore, Egregi Signori,

La vostra azienda sta attualmente estraendo 750.000 metri cubi di acqua all’anno da Vittel.      La falda freatica non può rigenerarsi e il suo livello scende di 30 centimetri l’anno.

La vostra azienda è consapevole del problema e ha già ridotto le estrazioni del 20%, pur riconoscendo che ciò non sarà sufficiente per preservare la falda freatica.

L’acqua minerale di Vittel, e di altre fonti idriche utilizzate dalla vostra azienda, viene solitamente imbottigliata in bottiglie di plastica e trasportata a centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza.

La vostra attività ha implicazioni estremamente serie dal punto di vista ecologico.

L’accesso all’acqua è un diritto umano riconosciuto dalle Nazioni Unite e un bene comune che non dovrebbe essere usato per scopi commerciali.

Vi chiedo di rivedere con urgenza le vostre politiche aziendali al fine di non privare dell’accesso all’acqua gli abitanti di Vittel, e di proteggere la falda freatica dalla quale dipendono per il rifornimento idrico.

Cordiali saluti”